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Vaie

Escursionistico

Da Folatone alla Mura

Una passeggiata tra nomi e luoghi di due antiche borgate


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Istruzioni percorso
  • Difficoltà: T [Turisti]
  • Località di partenza: ou Pasqué dou Foulatoun (980 m, Vaie, TO)
  • Quota di partenza: 980 m 
  • Quota massima: 1080 m   
  • Dislivello salita totale: + 150 m
  • Lunghezza percorso: 3 km
  • Tempi percorrenza: 45 min
  • Periodo consigliato: dalla primavera all'autunno
  • Strutture di ristorazione e/o pernottamento: La Locanda del Priore. Socialità per tutti i gusti (ristorante con camere), Vaie, Piazza del Priore; Birrificio Brasseria Soralamà,Vaie, Via Nazionale, 14, SS 25 km 32,5; B&B Sanpancrazio,Vaie, Via S. Pancrazio, 24.
     
Allegati

Descrizione percorso

Inizio del percorso: parcheggio sterrato di fronte alla borgata del Folatone (980 m, Vaie, TO) – Da Torino: percorrere autostrada A32, uscita Avigliana Est-Laghi Avigliana. Da qui proseguire per Sacra di San Michele – Colle Braida. Arrivati al Colle Braida svoltare su strada sterrata e continuare per circa 5 km. Tempo di percorrenza dall’uscita Avigliana est: 40 min. Da Sant’Antonino-Vaie: percorrere Strada per borgate Cresto, Mura, Folatone. Tempo di percorrenza previsto: 25 min.

L'itinerario che unisce le due borgate ou Foulatoun e la Mura si snoda dalla piazzetta lastricata della borgata, ou Pasqué dou Foulatoun, tradizionale luogo di ritrovo per i suoi abitanti, abbellito dalla presenza di una fontana ottocentesca, con vasca in pietra, ou Touroun. Vi si affacciano la Cantina dou Foulatoun, ora riattata ad abitazione privata, e ou Forn dou Foulatoun, al pianoterra di un edificio. Da qui si imbocca la Vië da Mura, mulattiera, larga circa due metri, che si inoltra tra boschi cedui di faggi, betulle, querce e maggiociondoli, dopo aver superato ou Mouré, a destra la Scola dou Foulatoun e a sinistra la Forja. Il tracciato è segnalato con segnavia «SF», essendo parte della rete sentieristica del Sentiero dei Franchi (per informazioni si rimanda a https://www.vallesusa-tesori.it/it/itinerari/sentiero-dei-franchi).

Il percorso in salita affianca alcuni appezzamenti, in gran parte tenuti a prato per il pascolo, ancora praticato, che erano parte della fascia agricola estesa attorno ai due nuclei abitati, intensamente coltivata per quanto lo permettessero la quota e la qualità del terreno. Nell'ordine incontriamo a sinistra la Murtà, i Gèrp, i Lame ëd Caré ëd Rocha, a destra i Lamot. Di fronte alle Lame ëd Caré ëd Rocha, a metà strada tra il Foulatoun e la Mura, si trova un piccolo nucleo di edifici ristrutturati con cura e destinati alla villeggiatura estiva: la Bruië', ovvero "il brusìo", così chiamato, si dice, per il fruscio delle fronde degli alberi, mosse da una corrente d'aria costante, anche nelle giornate più afose. Gli edifici sono altresì noti con il nome di Préza ëd Juzepin, baita di Giuseppino, e di Préza d'Anna, baita di Anna, attuale proprietaria. Qualche centinaio di metri più a monte sorgeva un'altra costruzione di cui ormai rimane soltanto il nome, la Préza ëd Glaoudiou: il bosco, infatti, ha coperto anche i resti dei sedimi che fino a qualche anno fa erano ancora visibili. Con un ultimo tratto in lieve salita si accede alla borgata della Mura, di cui sono visibili un pilone votivo, restaurato, ou Piloun da Mura, e il retro della piccola cappella campestre dedicata al Cuore di Maria, ou Pra Chapèla.

Lasciato a destra Pra 'd la Goia, si entra nella borgata, che presenta un impianto caratteristico, con le case, molte delle quali ristrutturate, disposte attorno a un ampio cortile comune. Da qui lo sguardo può spaziare sulla distesa di prati, ancora curati, destinati alla fienagione e al pascolo, un tempo coltivati, come lascerebbero intuire i loro nomi: i Champët, Chan Fran, a cui si aggiungono i Lame da Mura e i Lame da Chapèla, anche note con il nome di Lame dou Noudar, perché di proprietà di un notaio. Il percorso riprende su strada asfaltata: è la bretella realizzata per collegare la borgata alla strada carrozzabile che sale dal comune di Sant'Antonino di Susa e che da qui prosegue in direzione di Colle Braida (frazione del comune di Valgioie), dopo avere raggiunto il Foulatoun. Fermandosi sull'ampia curva che la strada disegna prima della discesa, è possibile osservare altri piccoli gruppi di case, circondate da ampi prati, ancora liberi dal bosco: a sinistra i Préze ëd Tridan, la Préza 'd la Déla e Préza Caté, a destra, più discosta, la Préza Menhot. Scendendo, il tracciato si sovrappone a quello del sentiero noto localmente come ou Vioulët ëd Treisot, le cui tracce sono visibili poco oltre, a monte della carrozzabile, ormai in prossimità dei prati che delimitano l'abitato di Racaiot. Qui è ancora visibile uno spiazzo, in parte occupato dalla sede stradale, noto con il nome di l'Airal dou Timèl e destinato all'allestimento delle carbonaie da legna, attività produttiva un tempo assai fiorente nella montagna della bassa Valle di Susa e della Val Sangone.

Questo tratto del percorso, in lieve discesa, ombreggiato da frassini, faggi e castagni, fiancheggia gli appezzamenti che un tempo costituivano la cintura agricola di pertinenza del Foulatoun, in parte abbandonata, in parte convertita a prato per il pascolo. A monte della carrozzabile si riconoscono i Pra 'd la Riva, ou Piaia, i Dzaire e Pra Bastian; a valle si estendono la Riva, Champ Lounc e i Pra Neuou. Proseguendo a destra si può osservare il piccolo nucleo di case di Racaiot (o i Ca 'd Racaiot) perlopiù ristrutturate e frequentate soprattutto nel periodo estivo (parte degli edifici furono dati alle fiamme dalle truppe tedesche nell'agosto del 1944, perché fungevano da deposito di viveri e di munizioni dei partigiani che operavano in zona). Una bella meridiana solare dipinta sulla facciata di una delle case riporta i celebri versi della poesia Mattina di Giuseppe Ungaretti, «m'illumino d'immenso».

L'ultimo tratto dell'anello escursionistico ricalca il tracciato di la Vië di Reuza che, dopo aver oltrepassato ou Praiët, consente di raggiungere nuovamente il Pasqué dou Foulatoun, dove il percorso proposto ha termine.


Bibliografia
  • A.A. V.V., Lontane radici. Vaie, 60 secoli di storia (a cura dell'Università della Terza Età di Sant'Antonino), Borgone, Editrice Il Graffio, 2010.
  • A.A. V.V., Vayes, dall'Età del Bronzo al Novecento: storia e memoria di una comunità della bassa valle di Susa, Almese, Editrice Morra, 2004.
  • ATLANTE TOPONOMASTICO DEL PIEMONTE MONTANO, Vaie, Torino, Istituto dell'Atlante Linguistico Italiano, 2017 
  • A. Mozzato, Conflitti linguistici in area perifrancoprovenzale: un'indagine toponomastica a Vaje, aa. 1999-2000, Università degli Studi di Torino, Facoltà di Lettere e Filosofia.
  • A. Tonda, Cent'anni di storia vaiese, Bollettino parrocchiale di Vaie, 1999.