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Condove

Escursionistico

I passi della devozione

Nomi e luoghi dell'antica processione al Colombardo.


Mappa interattiva
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Istruzioni percorso

Itinerario Laietto - Colombardo

  • Difficoltà: E [Escursionisti]
  • Quota di partenza: 938 m
  • Quota massima: 1898 m
  • Dislivello salita totale: + 996 m  
  • Lunghezza percorso a/r: 16,5 km
  • Tempi di percorrenza: 6,5 h

Itinerario Mocchie - Colombardo

  • Difficoltà: E [Escursionisti]
  • Quota di partenza: 799 m
  • Quota massima: 1898 m
  • Dislivello salita totale: + 1180 m  
  • Lunghezza percorso a/r: 23 km
  • Tempi di percorrenza: 7,5 h

 

  • Strutture di ristorazione: Trattoria Dei Prati, Borgata Pratobotrile, 40; Trattoria Del Sole, Borgata Mocchie, Via Roma 14; Il Forno, Borgata Mocchie.
  • Periodo consigliato: luglio-ottobre
  • Inizio del percorso: le borgate di Mocchie e del Laietto, punti di partenza alternativi dell'itinerario di salita al Colombardo, sono raggiungibili dal centro di Condove sia in auto, percorrendo due comode strade comunali, sia a piedi imboccando le rispettive mulattiere.

     

Allegati

Descrizione percorso

Un colle, un pascolo, un santuario

Il Colombardo (Couloumbard, il Collum Lombardum delle carte medievali) è un ampio colle prativo che collega la Valle di Susa con la Valle di Viù - la più meridionale delle tre valli di Lanzo -, Condove con Lemie. Il colle, data la sua modesta altitudine (1898 m) ha rappresentato da sempre un percorso agevole e frequentato per i collegamenti e gli scambi tra le due valli, per i più diversi motivi economici, sociali e culturali. Per queste sue caratteristiche e per il suo nome evocativo, esso ha dato origine a leggende e racconti pseudostorici che lo indicherebbero come il colle utilizzato dal giullare della narrazione della Cronaca di Novalesa o dal diacono Martino di manzoniana memoria (Adelchi, atto II, scena III) per raggiungere l’accampamento dei franchi di Carlo Magno fermati alle chiuse longobarde e guidarli nell’aggiramento delle fortificazioni di Desiderio. Il toponimo lo indicherebbe come il "Colle dei Longobardi", presenza storica ribadita anche dal nome di un vicino panettone: la Tomba di Matolda, luogo di sepoltura di una principessa della stessa popolazione. In realtà, mentre è ormai evidente a tutti che quest’ultima indichi solamente un pascolo posto su un’altura rotondeggiante (la Toumba, appunto) acquistato agli inizi del XIX secolo da margari di un ramo lemiese dei Cargnino Matolda trasferitisi a Mocchie (tanto che la corretta etimologia è presente nel volume dedicato alle Alpi Graie meridionali della Guida dei monti d’Italia del Club Alpino Italiano e del Touring Club Italiano del 1980) fatica ancora a farsi strada e a imporsi la più verosimile etimologia del colle quale “Colle dei Lombardi”, come nel Medioevo erano genericamente designati gli abitanti della pianura – anche piemontese – che percorrevano le valli e i colli alpini con le loro merci: il significato di Colombardo, “Colle dei Lombardi (o dei mercanti della pianura)” sarebbe inoltre avvalorato e ribadito – a fronte di una ulteriore ipotesi etimologica di “Colle battuto dal vento del nord” – da quello analogo del vicino “Colle degli Astesiani” o degli Astigiani (i Astëzën), anch’essi importanti mercanti del passato la cui presenza sulle suddette montagne è  documentata a partire dal XIV secolo, nei vicini pascoli di Prato Falletto (Prafalët).

Il Colombardo però, oltre ad essere un passo conosciuto e frequentato, è stato anche – e lo è ancora – un pascolo importante per l’economia pastorale locale, su entrambi i versanti vallivi. Facente parte del territorio soggetto alla Castellania di Caprie dell’Abbazia di San Giusto di Susa e censito nei consegnamenti quattrocenteschi della comunità di Mocchie (come del resto facenti parte del medesimo territorio erano i pascoli del Vallone, del Grifone, della Rocchetta e della Sagna – Alpis Valloni Domini, Alpis Petignoni, Alpis Rochete, Alpis Vallis Orserie – posti oltre lo spartiacque, sul versante della Valle di Viù) il pascolo di Colombardo e quelli a esso confinanti erano affittati dall’Abbazia al miglior offerente, che fosse o meno residente nei due comuni. Una vicenda di sangue del XVII secolo, consegnata agli archivi della Curia segusina, ci fa sapere, ad esempio, che quei pascoli erano allora utilizzati da pastori delle valli bergamasche provenienti da Premolo e Ponte (Val Seriana) e da Saviore (Val Camonica), allora territori della Repubblica veneziana, i quali pascolavano sui monti di Mocchie le greggi dei Provana di Leinì, antichi feudatari di Lemie.

All’inizio del secolo successivo – nel 1705 – un facoltoso imprenditore di Lemie, residente a Torino, a quanto pare originario anch’esso delle valli bergamasche e attivo in diversi settori economici, da quello minerario a quello delle comunicazioni, – tal Giovanni Battista Giorgis – concepì il progetto di costruire sul colle, luogo di mercanti e di pecore, una cappella votiva “in onore della Madre di Dio, sopra li monti detti del Colombardo, fini di Mocchie ove vi è un pilone rappresentante detta Vergine Maria, Gesù, Santi Gio. Batta et Grate”. Da allora si sviluppò così un terzo elemento che caratterizza ancora oggi il colle: la presenza di una struttura religiosa, dalla prima piccola cappella inglobante l’antico pilone votivo fino alla odierna complessa architettura del Santuario della Madonna degli Angeli, che divenne meta di pellegrinaggi e di processioni dalle parrocchie dei vicini paesi (Mocchie, Frassinere, Caprie, Rubiana e Lemie) e dalle due valli. La soppressione dell’abbazia segusina nella seconda metà del XVIII secolo e la creazione di un'autonoma parrocchia a Laietto nel 1829 (fino ad allora dipendente dalla parrocchia di Mocchie) ebbero invece effetti dirompenti e, a volte devastanti, sulla vita delle comunità locali; la necessità di ridefinire i confini tra i comuni di Mocchie e di Lemie tra il Civrari (lou Chivrari) e il Grifone, (lou Grifoun) in una zona di pascoli alpini spaziosi e rigogliosi produsse una contesa istituzionale lunga e aspra, impedendo ad esempio la definizione dei confini durante la redazione del Catasto Rabbini (1864) e prolungando  al 1873 la conclusione di una vertenza nata nel 1733. Ancora oggi i cippi di confine piantati sul colle non sono al loro posto: uno è stato utilizzato come gradino in una scala del santuario che sale alla cantoria, un secondo, abbattuto e abbandonato, è stato recuperato e simbolicamente eretto sul pianoro a ricordo delle antiche dispute. Altre liti nacquero, come detto, tra le due parrocchie di Mocchie e di Laietto dopo l’istituzione della parrocchia in questa borgata, con interminabili discussioni e carte bollate per la titolarità e l’uso del santuario durante la festività annuale di agosto. Il culmine di queste tensioni tra le comunità di Mocchie, di Laietto e di Lemie si ebbe nel 1837 ricordato da allora come “l’anno della battaglia”: dagli scontri verbali si passò alle armi e ci furono feriti sul colle durante la celebrazione delle funzioni religiose. Il racconto della triste giornata e degli epiloghi penali – con occupazione da parte dei bersaglieri dei due paesi - è ben descritto in tutti i libri che trattano della storia del Santuario e non è il caso di ripeterlo. Passarono molti anni di interdizione vescovile prima che si tornasse a celebrare la festività religiosa sul colle e si riprendesse il cammino sui sentieri della processione del Colombardo.

Andare, oggi, al Colombardo.

Il colle viene raggiunto oggi, in occasione della festività della Madonna degli Angeli, la prima domenica di agosto, soprattutto in automobile, salendo da Condove e da Lemie lungo una strada in parte ancora sterrata, difficoltosa e impervia. Prima della messa i fedeli escono in processione dal santuario portando la statua della Madonna e, con canti e preghiere, compiono un percorso devozionale attorno alla chiesa, sull’ampio declivio del colle. Pochi, ormai, quelli che affrontano la salita al colle a piedi, lungo i sentieri dell’antica processione.

I percorsi proposti intendono, al contrario,  ricordare e riproporre “i passi della devozione”: un primo percorso sale al Colombardo partendo da Laietto (lou Liët) e Pratobotrile (Paboutrì) e ripercorre fedelmente il tracciato della antica processione, la vië 'd la pousioun. È anche il tracciato della manifestazione “Voromie bin a le Montagne”, marcia non competitiva organizzata dai Comuni di Condove e di Lemie in collaborazione con le Associazioni locali, giunta nel 2019 alla sua quarantaduesima edizione. La discesa dal colle e il ritorno alle borgate sono però proposti con una variante ad anello sul versante sinistro orografico della Valle del Sessi, in modo da scoprire e apprezzare ambienti montani diversi senza tornare sui propri passi. Un secondo percorso porta al colle con partenza dalla Villa di Mocchie (la Vilà ëd Motse), come avveniva nel passato quando al santuario ci si recava con diverse processioni partendo dalle rispettive parrocchie. Il percorso non ricalca fedelmente l’antico tragitto devozionale che utilizzava la mulattiera per le borgate Gazzina, Bellafugera, Garneri e Magnotti (Gazina, Belafudzére, i Garné, i Manhot) – oggi non più praticabile in diversi tratti dopo la costruzione della carrozzabile – ma il sentiero che tocca le borgate Bonaudi, Camporossetto e Muni (i Bounaoud, Tsarousët, i Mouni) per ricongiungersi, poco prima del Salto del Bue (lou Saout dou Bo), al percorso precedente. Una terza proposta consente di raggiungere Laietto partendo dal fondovalle, dalla piazza principale di Condove e può tornare utile a quanti hanno maggiori capacità escursionistiche, trattandosi di un percorso che supera i 1500 metri di dislivello, dal fondovalle al colle. La proposta sfrutta antiche mulattiere selciate tenute in ordine per ricorrenti gare di corsa in montagna e valorizzate dalla presenza di numerosi piloni votivi, permette di scoprire altre borgate montane del territorio e si ricongiunge al primo percorso presso la cappella cimiteriale di San Bernardo a Laietto (San Bërnard), apparentemente insignificante ma che contiene, al contrario, al suo interno nell’abside, un pregevole ciclo di affreschi tardo gotici che hanno la particolarità e la rarità di essere anche datati: “Anno Domini millesimo quatercentesimo trigesimo, sexto die novembris hoc oppus fecit fieri Antonius filius quondam Michaelis de Lectis: nell'anno del Signore 1430, il 6 di novembre, questo affresco fece dipingere Antonio figlio del fu Michele De Lectis”. Presenza che ribadisce ulteriormente l’importanza del percorso nel passato e la fede delle popolazioni montane.

 

Da Laietto al Colombardo

Il percorso inizia sulla piazza della borgata di fronte alla chiesa parrocchiale dedicata ai santi Vito, Modesto e Crescenza, costruita sul luogo di una precedente cappella, tra il 1838 e il 1848 in seguito alla istituzione della parrocchia di Laietto del 1829. La facciata è decorata con due orologi solari a ore locali e a ore del fuso (rifacimento del 2002 delle antiche meridiane ormai scomparse da tempo) e alla sua sinistra svetta il campanile costruito da Stefano Col di Mocchie nel 1871-72. Dalla piazza ci si porta verso la strada provinciale e, presso lou Piloun ëd Ban-hi, si imbocca la mulattiera che con ripida salita, passando presso lou Piloun ëd Pin Gaspa ci porta alla borgata di Pratobotrile. Si attraversa la borgata passando davanti alla cappella dedicata all’Immacolata (la Tsapèla) e, lasciando sulla nostra destra lou Pount dou Ri e il caratteristico lavatoio, si prende in salita la Tsaoufèla 'd la Fouorna fino alla svolta a destra dove si segue il sentiero 569 per il Colombardo. Il sentiero è ben segnalato e non c’è pericolo di perdersi: dopo le case di i Bréri d'Amon la mulattiera si fa ripida in mezzo ai boschi di betulle di Bioulè e di Tsanfourét fino all’omonimo pilone mariano. Si prosegue per boschi sempre più fitti fino al rio che scende dalle Prèize e più avanti si incontra il sentiero che sale da Mocchie, da dove giungeva in passato la processione partita dalla Vilë̀; il toponimo infatti Diouè Viè ci ricorda che le due strade più importanti per il santuario qui si riunivano in un unico percorso devozionale. Poco più avanti, superato lou Ri dou Saout dou Bo e osservate le rocce strapiombanti che formano il salto, la mulattiera sale ripida ma ben lastricata permettendo il superamento del precipizio. Si prosegue tra faggi secolari lasciando sulla destra alpeggi abbandonati finché il sentiero si fa pianeggiante e si giunge a lou Piloun di Gran Bo: vi sono raffigurate la Madonna con Gesù Bambino e le sante Caterina (a destra) e Maria Maddalena (a sinistra); sulle pareti laterali san Pancrazio (a destra) e san Giovanni Battista (a sinistra); una targa marmorea sul frontone ricorda un voto di fine Ottocento di una famiglia locale. Il sentiero prosegue per lo più pianeggiante finché il bosco si apre e appare la conca di Barmanèiri con i primi pascoli di montagna punteggiati dai casolari dei numerosi alpeggi abbarbicati alle pendici dei monti. Si guada su pietre lou Ri 'd Barmanèiri e, salendo in una faggeta che ombreggia antiche baite abbandonate (i Arp Cumënl'Arp Brouiàh, i Arp dou Margué Brut, l'Arp dou Vinoun) si raggiunge il pilone, ormai diruto di lou Pouratsèi, il luogo dove fiorisce l’asfodelo. Davanti a noi si dispiega il tratto finale del percorso che sale ripido affrontando il pendio dei pascoli finali, zigzagando a destra e a sinistra dei tre alpeggi Vieirèi, presso il secondo dei quali (i Vieirèi ëd Mèh) possiamo riconoscere nei dipinti di lou Piloun Chëntan la mano caratteristica del maestro Francesco Tabusso (1930-2012). Un ultimo sforzo ci porta a lou Piloun ëd Santa Maria, detto anche lou Piloun 'd la Pousioun, della processione, perché qui si riunivano tutti i fedeli per compiere insieme il tratto finale fino al colle e al santuario. E siamo finalmente al colle (dopo circa tre ore di cammino) e ci appare in tutta la sua semplice grandezza l’edificio religioso del Santuario della Madonna degli Angeli che nei secoli si è ingrandito e abbellito nonostante i danni subiti dall’inclemenza del tempo che ha costretto più volte i parrocchiani del Laietto a intervenire per il restauro dello stesso.

Un orologio solare realizzato nel 2005 a cura della Pro Loco condovese, nella ricorrenza del tricentenario della chiesa sul colle, ci ricorda, con la sua Madonna degli Angeli, riproduzione di quella cinquecentesca di Secondo del Bosco da Poirino nel coro vecchio della Abbazia di San Michele della Chiusa – il cui profilo possiamo ammirare in basso, davanti a noi – che il Santuario è ad essa dedicato e che il pianoro di Colombardo costituiva nel Medioevo il confine tra l’Abbazia di San Michele della Chiusa e quella di San Giusto di Susa che tanta importanza hanno avuto nella storia della Valle di Susa.

Il ritorno a valle si può effettuare sullo stesso percorso o, più opportunamente come consigliato, scendendo sul versante sinistro orografico di Sièisi, in ripida discesa fino a i Arp Sërmët, ormai abbandonati ma sempre imponenti, proseguendo fino a i Arp Poutàh, presso gli sfasciumi di lou Roc 'd la Pevrà, regno indiscusso dei cercatori di minerali (per avere un’idea dell’importanza mineralogica del sito delle Frasse si può leggere “I meravigliosi cristalli della Valle del Sessi di Silvano Gallino” in Jannon-Charrière, 2005, con numerose fotografie dei campioni).

Il sentiero prosegue in maestose faggete, a fianco delle acque limpide e rumorose del torrente Sièisi fino a lou Pount dël Touorne, che attraverseremo non prima di aver effettuato una sosta presso la Fountana d'Aram e ammirato, presso il ponte, lou Piloun dël Touorne, detto anche lou Piloun Medrèl dal soprannome (fringuello) di Modesto Pettigiani che lo fece costruire. Dopo un bivio (la Froyi) che permette di raggiungere Paboutrì passando presso le belle case delle Miënde, la Mianda ëd Dzoure, la Mianda ëd Mèh, la Mianda 'd Lai, la Mianda d'Avàil sentiero prosegue sfiorando il caratteristico lou Roc Lounc e gli edifici ormai diroccati di la Fuzina per chiudere infine l’anello escursionistico al Liët.

 

Da Villa di Mocchie al Colombardo

Come il precedente, anche questo secondo percorso inizia sulla piazza di una chiesa: a la Vilà ëd Motse, la Villa, il capoluogo cioè dell’ex Comune montano di Mocchie, autonomo, come il vicino Comune di Frassinere, fino al 1936 quando venne unito a Condove. Sulla vasta piazza quadrata si affacciano l’imponente chiesa settecentesca dedicata a San Saturnino (San Sournin) e l’edificio sede un tempo de lou Mounichipiou e ora del Museo Etnografico “La Ghindana”, mentre sull’angolo opposto è stato collocato nel 1994 un monumento, opera dello scultore Tarcisio Manassi, un omaggio alla civiltà montanara e ai sacrifici della gente di tutta la montagna piemontese. Il percorso segue Via Roma, passando di fronte a lou Palas, settecentesco edificio di proprietà della famiglia Perodo, fino all’uscita della borgata. Si attraversa la strada provinciale e, di fianco al cimitero, si imbocca il sentiero che porta al bel campanile romanico pendente (lou Chouqué), elemento superstite della antica parrocchiale di Mocchie, scomparsa definitivamente nel Settecento in seguito al franamento del terreno (tutta la zona, del resto, sorge su una antica paleofrana non sempre stabilizzata).

Il sentiero entra nel bosco superando su un ponticello lou Ri Marderèl e, più avanti, su grandi lastre di pietra lou Ri Picot. Dopo la salita di Courdèi la strada si fa pianeggiante e in breve si raggiunge la borgata Bonaudi (i Bounaoud), dalla quale si esce al parcheggio della carreggiabile lasciando alle spalle il pilone votivo sul crocicchio (lou Piloun di Bounaoud). Dal parcheggio i segnavia opportunamente posizionati ci indicano i sentieri per i Mouni, a sinistra e per Tsarousët, che seguiremo, a destra. Il percorso si fa più faticoso, ma mai stancante, e per boschi di betulle e di castagni, aggirando diverse vallette si giunge alla borgata di Tsarousët, duecento metri più alta della precedente. Da la Fountana dou Quiapé alla cappella di San Martin, costruita discosta dalla borgata su uno sperone roccioso che la rende visibile dal fondovalle, è tutto un  susseguirsi di ampi declivi prativi (i Pianàh). Di fronte al pilone votivo antistante la borgata si prende il sentiero che costeggia le case (segnavia 549) e con breve salita, lungo la mulattiera protetta da alti muri in pietra a secco (Còoufe) si perviene ad un gruppo di fabbricati un tempo casolari rurali (ël Bënè) ora seconde case in parte pesantemente ristrutturate. Il sentiero svolta e raggiungiamo in breve la borgata Muni (i Mouni) sul cui piazzale un sobrio monumento ricorda i partigiani caduti durante la guerra di liberazione. Ci si addentra tra le case della borgata (lavatoio con fontana sulla destra) e si riprende la mulattiera in salita con ampi declivi prativi a destra (la Coutura), boschi di latifoglie e incolti sul versante alla nostra sinistra (lu Biol, Dzërp). La mulattiera, che ha ora addolcito la salita (la Vià Piana) esce pian piano dal bosco e dopo un crocicchio di sentieri (lou Pasòou) che permettono di raggiungere la borgata Bonaudi passando dagli Audani (i Udan) o le borgate Magnotti e Garneri nella comba di Bellafugera, prosegue fino a lou Piloun di Foou. Ora il percorso si fa più impegnativo, tra boschi di betulle e di faggi punteggiati nei periodi favorevoli dal rosso vivace delle Amanite muscarie, nel fresco sottobosco di muschi e di felci. Si continua il percorso finché si raggiungono gli alpeggi di ël Prèize per superare i quali conviene abbandonare il sentiero tradizionale frequentemente invaso dalle acque dei ruscelli superiori e, con breve deviazione (peraltro segnata ormai come sentiero normale nelle carte turistiche più comuni, anche digitali) raggiungere gli alpeggi superiori delle Prèize d’Amoun (l'Arp ët Terezina, l'Arp dou Cribou) e la Fountana dou Rè, accuratamente sistemata e mantenuta. Dalla preziosa sorgente ormai pochi passi ci separano dal bivio di Diouè Viè dove ci si raccorda con l’itinerario precedente e si prosegue per il colle ed il santuario. La discesa si effettua, dovendo ovviamente tornare alla Villa di Mocchie, seguendo e ritroso l’itinerario di salita.

 

Da Condove a Laietto

Dalla piazza principale di Condove (Piazza Martiri della Libertà) si imbocca via Giacomo Matteotti, l’antica via Maestra del capoluogo, con piccola piazzetta di fronte alla ex parrocchiale di San Pietro in Vincoli (San Per). Si prosegue svoltando a sinistra in via Angelo Perodo e con breve salita si raggiunge il poggio del Molaretto prima (lou Moularè) e la casaforte della Torretta (la Tourëtta) poi.  La strada prosegue in piano fino alle case Lorano (Louran) e poi, divenuta semplice mulattiera, fino alle borgate Boudrola e la Bouia, con breve attraversamento del territorio di Caprie. La mulattiera sale con percorso piuttosto ripido finché si raggiunge la Tsapèla di Bréri, piccola ma attentamente restaurata. Un sentiero oltrepassa la cappella e porta alle case di (la Tsaoufinà): può rappresentare una variante interessante da provare ma il nostro sentiero prosegue invece puntando decisamente a nord nello scuro vallone di Coumbaiéri, sfiora la base della grande pietraia (l'Arvinà ëd Coumbaiéri) e con ripidi tornanti guadagna l’uscita dalla comba raggiungendo i terrazzamenti del Sigliodo. Di fronte a noi, osservando la valle, possiamo ammirare l’inconfondibile sagoma dell’Abbazia di San Michele della Chiusa (la Sacra, per i valsusini) e, più da vicino, la bella cresta del Truc dou Sèrou o lou Truc dou Hèrou, o come pronunciano gli abitanti della Valle del Sessi aspirando la sibilante. Possiamo ora controllare l’orologio e stimare il tempo impiegato per la salita. Da Condove fino in cima al trucco si svolge annualmente una cronoscalata: la “Vertical del Sèrou”, 2,2 chilometri e 410 metri di dislivello. I primi arrivano in cima in poco più di un quarto d’ora. E noi? Come stiamo andando?

Continuiamo il nostro percorso, incontriamo poco avanti lou Piloun ëd Coumbaiéri e poi la Meizoun 'd la Sinhourina; alla nostra sinistra, in alto, le case di lou Siò d'Amon, a destra in basso quelle di lou Siò d'Avà, con la bella cappella dedicata a Santo Stefano. La mulattiera prosegue in leggera salita tra fitti boschi di castagni, e il nostro cammino è scandito dall’incontro con diversi piloni votivi: lou Piloun dou Coundou al bivio con la mulattiera che porta alle omonime borgate; lou Piloun di Mort più avanti presso un salto roccioso che mostra una croce in una nicchia con dedica («RICORDO DI BONAUDO MARGHERITA NATA IL 13 FEBBRAIO 1865 DECESSA IL 20 OTTOBRE 1897 IL MARITO POSE»). Stiamo percorrendo la Vià Grossa, la strada principale per recarsi dalle borgate dell’alta Valle del Sessi a Condove, nel fondovalle; ma la mulattiera è detta anche la Vië di Mort, perché era percorsa dai funerali diretti al cimitero di Mocchie, prima che fosse istituita la parrocchia di Laietto (1829) e che la borgata avesse un suo cimitero.

Ancora pochi passi e giungiamo, appunto, al cimitero di Laietto e della Valle del Sessi. La cappella cimiteriale dedicata a San Bernardo, già l’abbiamo sottolineato, è povera e poco appariscente; al suo interno contiene, come in uno scrigno, una preziosa testimonianza della pittura gotica valsusina. Uscendo dal piccolo cimitero montano dove tutti i defunti sono sepolti con il viso rivolto alla borgata, alla montagna, al Colombardo, rivolgiamo uno sguardo alla scritta che sovrasta il portale d’ingresso («OGGI A ME DOMANI A TE») e ci avviamo verso la piazza della borgata per collegarci con l’itinerario principale.

testo di Giovanni Falco

 


Bibliografia
  • AA.VV., San Bernardo a Laietto. Chiese, cappelle e oratori frescati nella Valle di Susa tardogotica, Tipolito Melli, Borgone di Susa, 1992.
  • L. Caccia, La battaglia di Colombardo, in  Asterischi Lemiesi, Chieri, 2000.
  • G. Jannon, Quando la montagna viveva. Storie di vita quotidiana sulla montagna di Condove, Susalibri, 1991.
  • G. Jannon - M. Charrière, Collombardo: storia e vita di un santuario e della valle del Sessi, Grugliasco, Arti Grafiche San Rocco, 2005. 
  • E. Mattei, Strada percorsa nelle vallate di Stura e Dora dalla colonna d’esperienze pel materiale d’artiglieria alleggerito, Torino 1868.
  • F. Pautasso, Il francoprovenzale di Mocchie e Laietto, YouCanPrint, 2014.
  • L. Pautasso, Il Santuario di Collombardo in Laietto di Condove, Borgone di Susa, Tipolito Melli, 1983.
  • A. Re, Lou Carlevè dou Lieut. Un carnevale Alpino in Bassa Valle di Susa, Fusta editore, 2010 (con tavole di Giorgio Cinato)
  • G. Tittonel - E. Croce , Il Collombardo: 300 anni di storia, itinerari, leggende fra due valli, Almese, Morra, 2005.
  • G. Vinassa, Memorie storiche, religiose, morali sulla cappella del Collombardo, Torino, Tipografia cattolica, 1906.