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Moncenisio

Tematico

Moncenisio, terra di passaggio e di confine

I nomi e i luoghi raccontano la storia.


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Descrizione percorso

La storia del piccolo comune montano di Moueinì, attraversato dal torrente Cenischia, chiamato localmente la Grous' Éva, è indissolubilmente legata al valico del Moncenisio, che per secoli è stato uno dei principali snodi di collegamento tra l’Europa settentrionale e la Pianura Padana. Benché l’origine dell’insediamento, risalente agli albori del Duecento, sia connessa allo sfruttamento minerario della zona, ancora riflesso nei nomi del primo e più antico nucleo abitativo, la Frire Vilhe, e del nuovo borgo, la Frire, a partire dal Trecento, con il progressivo esaurimento dell’attività mineraria, l'economia locale poté contare sui proventi derivanti dal trasporto di merci e viaggiatori attraverso il valico. Altrettanto importante per lo svolgimento di tale attività fu il percorso viario che da Novalesa portava al passo del Moncenisio; definitosi nel corso del Duecento, esso rimase presumibilmente invariato fino all’età moderna, pur prevedendo più itinerari che seguivano ora la sponda destra ora quella sinistra del Cenischia, a seconda della miglior percorribilità stagionale o della caduta di frane o valanghe. La mulattiera che percorreva la riva destra del torrente si snodava nei pressi di Pira Boquèt e della località di Frire Vilhe, ma venne però progressivamente abbandonata (o lasciata al passaggio del bestiame), forse perché soggetta a pericolose valanghe stagionali in caduta dal monte Lamet. Nella seconda metà del Settecento venne realizzato il nuovo intinerario che da Novalesa, superato il Cenischia, dopo un tratto rettilineo proseguiva lungo la salita delle Volte e, oltrepassato il confine con la Frire in località Pira Beuqué, raggiungeva l’abitato mantenendo la sponda destra del torrente; da qui raggiungeva la Tsapéla 'd Santa Bàrbara e proseguiva lungo lou Tsemin per poi attraversare il vasto pianoro del Moncenisio e ridiscendere nella Valle dell’Arc. Dall’epoca tardo medioevale fino all’età moderna l’economia di la Frire si basò principalmente sulle attività di trasporto di merci e viaggiatori e sull’ospitalità dei medesimi, chiamata marronage, che occupava gli abitanti del luogo durante tutto l’anno anche con notevoli rischi e difficoltà derivanti soprattutto dalle le severe condizioni climatiche. La pericolosità del tragitto è segnalata da la Coumba di Môr(t), che designa una conca situata nei pressi del tracciato dove, secondo la tradizione, i portatori, chiamati marrons, abbandonavano i cadaveri di quanti in inverno morivano durante la traversata del Colle.

Poiché l’antico percorso viario denominato lou Tsemin de Nouvalèize, o anche Strada Reale, era una mulattiera non percorribile dai carri militari, come ebbe modo di constatare lo stesso Napoleone Bonaparte transitando una prima volta per il colle del Moncenisio il 18 novembre 1797, tra il 1803 e il 1811 fu costruita la strada carrozzabile che ancora oggi costituisce la via di accesso al valico e che, scendendo verso Giaglione, raggiunge Susa senza transitare per la Val Cenischia. Di conseguenza le comunità di Venaus, Novalesa e Ferrera furono tagliate fuori dai traffici commerciali diretti al valico e soprattutto non poterono più beneficiare dell’attività di trasporto di merci e passeggeri su cui si era fino ad allora basata gran parte della loro economia; solo alcuni di coloro che esercitavano in precedenza il mestiere di marron parteciparono ai lavori di costruzione della strada e, successivamente alla sua entrata in funzione, si dedicarono alla sua manutenzione in qualità di cantonieri nelle 23 case di ricovero che punteggiavano il percorso. La presenza di questi ricoveri, ora in parte scomparsi, diroccati o adibiti ad altre funzioni, è ancora segnalata dalla toponomastica locale, che registra lou Beu, che designa un piccolo edificio in prossimità del confine con il Comune di Venaus, lou Catro, divenuto fulcro deittico di una serie di altre denominazioni (Dzu lou Catro, Dzot lou Catro e la Coumba dou Catro) e lou Inc, da cui dipendono Dzu lou Inc e Dzot lou Inc.

Nella seconda metà dell’Ottocento si decise di affiancare alla strada carrozzabile una linea ferroviaria destinata a collegare Susa, dal 1854 raggiungibile da Torino anche in treno, con St. Michel, scavalcando il Moncenisio, grazie ad un sistema di trasporto su rotaia appositamente inventato dall’inglese John Barraclough Fell per affrontare tratti in pendenza e con curve molto strette. Della ferrovia Fell, aperta al traffico il 15 giugno 1868 lungo un tracciato che seguiva la strada carrozzabile, sono rimaste soltanto alcuni resti materiali sporadicamente segnalati dalle denominazioni locali, come la Galerìa 'd la Fopa, che individua i ruderi di una galleria. Infatti dopo circa tre anni dall’inaugurazione la linea fu dismessa, a seguito dell’apertura del traforo ferroviario del Fréjus che cominciò ad assorbire pressoché completamente il traffico commerciale che un tempo transitava attraverso il valico, che perse così il suo secolare ruolo di nodo di transito attraverso le Alpi.

L’area del Moncenisio rappresenta anche una secolare zona di confine, attraversata dai limiti territoriali tra Principato di Piemonte e Ducato di Savoia all’interno dello Stato sabaudo prima e tra Regno di Italia e regno di Francia poi. Confini che nel corso dei secoli furono più volte ridisegnati con il conseguente riassestamento delle pertinenze territoriali del comune, il cui assetto attuale è frutto del trattato di pace con Parigi del 1947. La collocazione in area di confine comportò, specialmente a partire dall’ultimo trentennio dell’Ottocento e fino al termine della Seconda guerra mondiale, un’intensa attività fortificatoria e una progressiva militarizzazione dell’area in seguito alla quale molte zone della piana del Moncenisio divennero accessibili solo ai militari. A testimonianza di questo sfruttamento del territorio per scopi militari restano le seguenti denominazioni locali: la Fënire, che individua un’ampia apertura scavata tra la roccia dai militari italiani e schiusa sul sottostante abitato della Frire; [la Teleferica], che designa il piazzale da cui partiva la teleferica diretta a la Fënire e allestita per rifornire i baraccamenti e le fortificazioni più a monte; lou Tsumin 'd la [Teleferica] ossia un tracciato appositamente aperto dai soldati per raggiungere l’area della Teleferica; Pra Quiapì o le Cazermëtte, che si riferiscono ad una zona dell’abitato di Ferrera in cui furono costruiti degli edifici destinati alle guardie frontaliere e successivamente ai finanzieri.


Bibliografia
  • A.A. V.V., Moncenisio-Mont Cenis. I colori del tempo, Torino, Il Punto Piemonte in bancarella, 1995.
  • ATLANTE TOPONOMASTICO DEL PIEMONTE MONTANO, Moncenisio, Torino, Istituto dell'Atlante Linguistico Italiano, 2014.
  • G. V. Avondo - M. Comello, Frontiere contese tra Italia e Francia. 1947: le valli perdute del Piemonte, Torino, Edizioni del Capricorno, 2013.
  • L. Carandini, Il grande vlico: memorie sul Moncenisio, Istituto geografico De Agostini, 1960.
  • P. G. Corino - P. Gastaldo, La montagna fortificata, Borgone di Susa, Melli Edizioni, 1986.